La
globalizzazione, è un mantra più o meno nuovo, dato che si ripete ormai
da anni. Le economie sono aperte, le merci e gli scambi non conoscono
frontiere, lo stesso vale per la finanza. Vengono aborrite le barriere
commerciali e si guarda con occhio malevolo, qualsiasi forma di
limitazione allo scorrere del fiume ... oserei dire Carsico,
dell'attività finanziaria, che ormai ha di fatto sovrastato l'economia
reale. Su quest'ultimo aspetto ci siamo altre volte soffermati, inutile
quindi ripetersi. E' una stortura dalla quale non si riesce a venirne
realmente fuori e che produce danni incalcolabili, tra cui l'ultima
recessione, sulla quale pare che gli economisti navighino un pò nella
confusione, visto che alla fine non si capisce bene se ne siamo fuori
davvero. Io vado oltre: è crisi di sistema e la recessione attuale ne è
una articolazione. Dice bene Roubini, ce ne saranno altre. Un'affermazione
per nulla lapalissiana, basta infatti aggiungere, come faccio, che il
"ce ne saranno altre", va inteso come lungo processo di
deterioramento, che vede scossoni a fasi alterne. Un pò come i terremoti
appenninici. Durano anche mesi, con scossoni che si distribuiscono
nell'arco dei mesi stessi, tra cui quello più devastante. Chissà se
l'attuale recessione rappresenta lo scossone più forte; ne seguiranno altre
più limitate, più facilmente assorbibili ma non meno devastanti per chi
le subisce, anche se più a livello locale.
Il problema è che questa crisi di sistema vive anche il suo paradosso,
apparentemente. Tra una crisi e l'altra vaste aree del pianeta si
arricchiscono e conoscono nuove fasi di sviluppo e di rinascita vera e
propria, come la Cina, già potenza economica ma ai tempi pre-coloniali,
con la quale l'Occidente torna a fare i conti e non solo l'Occidente,
visto il recente sorpasso del Pil cinese su quello nipponico. Diciamo
quindi le economie avanzate del dopoguerra. Le economie che vengono
definite emergenti, grazie al processo globale, tengono testa alle
economie avanzate e le mettono in difficoltà. Sono queste difficoltà che
debbono
| interessarci e
preoccuparci. Perchè a causa degli eventi su descritti, si sta
mettendo in discussione da tempo il tenore di vita occidentale, con
buona pace di Bush e del suo anacronistico:<<il tenore di vita
americano non si discute>>. Invece è tutto discutibile ed
opinabile. Soprattutto il tenore di chi vive al di sopra dei propri
mezzi indebitandosi. Anzi quello per primo, perchè bisogna vedere
quanto è disposto ancora il resto del mondo, a finanziare la tua
bella vita. Gli USA per primi vivono questa profonda crisi di
sistema, in quanto ne sono creatori, usciti vittoriosi dalla Guerra
Fredda e quindi come modello economico innanzitutto, così come
nella Seconda Guerra, contro i fascismi e gli autoritarismi,
prevalentemente come modello di democrazia. Sono in crisi di
sistema, perchè anche lì, sia la finanziarizzazione dell'economia,
che la globalizzazione in se, fa vacillare molte certezze. Gli
americani riscoprono povertà e moderazione. Il tutto va a tradursi
in crisi della società e nella riscoperta di valori religiosi a cui
attaccarsi, che determinano le fortune di movimenti populisti come
il Tea Party, che alla fine ripetono logorroicamente le stesse cose
che fanno parte del bagaglio culturale dell'America profonda. Niente
tasse, poco governo ecc ... come se una comunità di 300 mln di
persone, potesse vivere in allegra semi anarchia. Forse può andar
bene per una contea del profondo Sud, dove tutti si conoscono ma non
in un sistema complesso, come la società americana. Certamente
però, la profonda crisi americana, che viene da lontano e sulla
quale Obama potrà metterci al massimo un pezza, temo debba ancora
dispiegare i suoi effetti e non saranno positivi per noi, sopratutto
se la destra reazionario-religiosa su detta, dovesse prendere il
potere per la mani o comunque potesse dettare l'agenda ai governi,
come fecero i Neocon a suo tempo. Poco mi piacciono i discorsi di
questa gente, che mescola denaro con Dio e rivanga antiche glorie
militari ed imperialiste, di un'america che fu, come furono
diversissimi i contesti di quei tempi, con l'intento di raddrizzare
un mondo per loro sempre "storto", mentre essi sono gli
unici "dritti". Oggi il mondo storto non è fatto da
quattro scalzacani ma di potenze economiche che si affermano, alcune
delle quali anche nucleari e da paesi arabi ed asiatici che possono
dare molto fastidio, come Iran e Pakistan. |
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A livello più nostrano, la globalizzazione produce effetti negativi sul
modello di walfare e su tutta una serie di diritti cosi detti acquisiti,
che mettono a dura prova la coesione sociale. Il problema non è quello di
arginare la globalizzazione, così come qualche sciocco pensa di vietare
l'immigrazione, per la pace degli illusi. Quest'ultimo fenomeno e un'altro
aspetto della globalizzazione stessa. Anche qui il problema è come
governarla e sopratutto capire se chi ha in mano le leve del comando, la
stia davvero governando. Secondo me no. In Francia e in Italia, governi
populisti, si esercitano in varie azioni "contro", che si
risolvono alla fine in niente. L'ultima sui rom in Francia, fa parte della
miglior propaganda becera. Si rimpatriano poche migliaia di rom, mentre
sappiamo tutti che la maggioranza di questi popolo, ha la cittadinanza
negli Stati dove vive da generazioni. Forse il modello di integrazione in
Spagna, dovrebbe fare scuola, non lo sciocchezzaio visto fin ora, che
produce alla fine anche norme e comportamenti razzisti. Anche sulle
riforme sociali, si fa la voce grossa, si agita lo spettro globale, per
giustificare anche forme reazionarie di cambiamento nel mercato del
lavoro.
La verità è che siamo tutti d'accordo, salvo gli struzzi, che c'è un
sistema in crisi, gli USA ne sono i principali testimoni e che l'Occidente
deve rinunciare a qualcosa, se non vuole che gli si rivolti contro il
restante 80% del pianeta. L'unica cosa dove non ci accorda, perchè non
abbiamo dall'altra parte, un interlocutore predisposto, forse in mala
fede, è il modo con cui bisogna distribuire questi sacrifici. Su questo
si evita la discussione, sopratutto in Italia, dove rimangono svariate
sacche di privilegio e di totale protezione dal contesto globale. Cosicché
esistono limitate fasce della popolazione, che tendono ad incrementare il
proprio patrimonio, facendo ricadere il tutto sulla parte meno forte della
società. Che debbano essere eliminate storture, siamo altrettanto
d'accordo, tanto che non ne parlo qui, ne dovrebbe essere un argomento
dove dilungarsi più di tanto. Ma la globalizzazione, richiede un discorso
altrettanto globale, che deve interessare tutte le categorie sociali. La
Fiom sarà sessantottesca ma quando dice che si taglia la manod'opera
mentre crescono le stock option del manager dall'altra parte, dice una
verità, che non è nemmeno di oggi. Gestire con equità sociale, questi
profondi cambiamenti della società, è la vera sfida di un governo.
Altrimenti non regge più niente e si aprono le porte a future guerre
sociali e, aggiungo, anche generazionali. Così come negli USA, di tutto
hanno bisogno meno che di invasati che invocano Dio e pensano di fare le
crociate per far tornare l'America come 50 anni fa. Sul ponte di comando
ci staranno in futuro anche i cinesi, se ne facessero una ragione.
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